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Aborto medico: riduzione dei tassi di gravi infezioni dopo cambiamenti nei regimi a base di Mifepristone e Misoprostolo

Dal 2001 fino a marzo 2006, i Centri per la riproduzione pianificata negli Stati Uniti hanno praticato l’aborto medico ( aborto con l’utilizzo di farmaci ) soprattutto con un regime di Mifepristone orale seguito 24-48 ore dopo da Misoprostolo vaginale.

In risposta ai timori relativi alle gravi infezioni, all’inizio del 2006 i Centri hanno modificato la modalità di somministrazione del Misoprostolo da vaginale a buccale, ed imposto il trattamento per la Chlamydia; nel luglio 2007 i Centri hanno richiesto la terapia con antibiotici per tutti gli aborti medici.

Ricercatori della Planned Parenthood Federation of America, a New York, hanno compiuto un’analisi retrospettiva valutando i tassi di infezioni gravi dopo aborto medico nel periodo in cui il Misoprostolo veniva somministrato per via vaginale ( fino a marzo 2006 ), rispetto ai tassi successivi al passaggio alla somministrazione buccale di Misoprostolo e dopo l’inizio delle ulteriori misure per ridurre le infezioni.

I tassi di gravi infezioni sono significativamente diminuiti dopo il passaggio alla somministrazione da vaginale a buccale di Misoprostolo e alla valutazione di presenza di infezioni sessualmente trasmissibili o alla fornitura routinaria di antibiotico come parte del regime normale dell’aborto medico.

I tassi sono diminuiti del 73%, da 0.93 per 1000 aborti a 0.25 per 1000 ( riduzione assoluta 0.67 per 1000; P<0.001 ).
Il successivo passaggio alla somministrazione routinaria di antibiotici ha portato a un’ulteriore significativa riduzione nei tassi di gravi infezioni con una diminuzione del 76%, da 0.25 per 1000 aborti a 0.06 per 1000 ( riduzione assoluta 0.19 per 1000; P=0.03 ).

In conclusione, i tassi di gravi infezioni dopo aborto medico sono diminuiti del 93% dopo il cambiamento della somministrazione di Misoprostolo da vaginale a buccale in combinazione con la somministrazione routinaria di antibiotici. ( Xagena2009 )

Fjerstad M et al, N Engl J Med 2009; 361:145-151


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